Luis Sepùlveda

    (4 ottobre 1949 – 16 aprile 2020) è nato in Cile dove ha vissuto i primi anni della propria vita assieme al nonno paterno e allo zio che gli hanno trasmesso la passione per i romanzi di avventura di Cervantes, Salgari, Conrad e Melville.

E’ stato scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, regista e attivista cileno naturalizzato francese.

A scuola iniziò a scrivere racconti e poesie per il giornalino dell’istituto, manifestando così la sua vocazione per la scrittura e la letteratura.
A 15 anni si iscrisse alla Gioventù comunista del Cile.
A 17 anni iniziò a lavorare, prima come redattore del quotidiano argentino Clarin e poi in radio.

Nel 1969 pubblicò il suo primo libro di racconti, Crònicas de Pedro Nadie, con il quale vinse il Premio Casa de Las Americas e una borsa di studi di 5 anni che gli permise di accedere all’Università Lomonosov di Mosca. Da qui fu però costretto ad andarsene dopo pochi mesi, dopo essere stato espulso per “atteggiamenti contrari alla morale proletaria”.

Rientrato in Cile lasciò la casa paterna a causa di alcuni contrasti con il padre e venne inoltre espulso dalla Gioventù Comunista del Cile. Si trasferì quindi in Bolivia e qui entrò nell’Esercito di Liberazione Nazionale, fondato da Mario Monje e da Ernesto Che Guevara.

Al suo ritorno in Cile si diplomò come regista di teatro, scrisse altri racconti, lavorò in radio, realizzò allestimenti teatrali e divenne responsabile di una cooperativa agricola. Entrò inoltre a far parte del Partito Socialista e nel 1971 entrò nel GAP, il Grupo de Amigos Personales, la guardia personale, di Salvador Allende. A seguito del golpe attuato dal generale Pinochet e della morte del Presidente Salvador Allende, Sepùlveda venne arrestato e torturato. L’intervento di Amnesty International permise il suo scarceramento, ma gli elementi di ispirazione politica contenuti nelle sue opere teatrali gli costarono un secondo arresto e una condanna all’ergastolo, commutata poi in una pena ad un esilio di 8 anni a seguito di un nuovo intervento di Amnesty International.

Nel 1977 lasciò quindi il Cile e visse prima in Brasile, poi in Paraguay, in Ecuador (dove prese parte ad una spedizione dell’UNESCO che gli permise di conoscere da vicino gli Indios) e in Nicaragua dove, nel 1979, affiancò le Brigate Internazionali Simon Bolivar che combattevano per la libertà dei popoli dell’America Latina. Successivamente si trasferì in Europa, ad Amburgo, in Francia (dove prese la cittadinanza) e solo nel 1986 potè tornare in Cile, ma nel 1996 si stabilì in Spagna dove morì il 27 febbraio 2020 a causa del Covid-19.

A partire dal 1982 affiancò anche gli equipaggi di Greenpeace, lavorando poi come loro coordinatore, e divenne un importante punto di riferimento per loro e per altre associazioni ecologiste.

Luis Sepùlveda ha rappresentato un importante punto di riferimento nelle lotte per la libertà del suo Paese, il Cile, ma anche per molti altri movimenti liberali, democratici ed ecologisti, partecipando attivamente a molte campagne e raccontando in molti suoi romanzi le proprie esperienze e portando così avanti anche con essi le proprie lotte.

“…solo gli uomini liberi lottano per la libertà di tutti. Chi lotta per la libertà, lotta e combatte per non dimenticare di essere un uomo o una donna liberi”
(Luis Sepùlveda)

Luis Sepùlveda ha scritto libri di poesia, romanzi, racconti e libri di viaggio, ricevendo diversi premi, tra i quali il Premio Alessandro Manzoni alla carriera nel 2015. Tra le sue opere, ha conquistato la scena letteraria con Il vecchio che leggeva romanzi d’amore(pubblicato in Spagna nel 1989 e in Italia nel 1993), poi con Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare(1996)  è entrato nel cuore e nella mente di adulti e bambini, infine la sua ultima opera Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa(2018).

Su questo blog trovi la recensione del suo libro Il mondo alla fine del mondo